La perovskite per le celle fotovoltaiche: che cos’è e che funziona ha.

Che cos’è la perovskite.

La perovskite è un minerale che prende il suo nome da un ministro russo, Lev Perovskiy. La perovskite è un agglomerato di cristalli opachi a forma di cubo che fu trovata nel 1839 da Gustav Rose sui monti Urali. Questo particolare materiale ha una struttura cristallina che è costituita da un ossido doppio di calcio e titanio con una struttura chimica CaTiO3.  Tra le molte proposta della perovskite trasmittanza che la rende perfette per le nuove tecnologie nel campo delle energie rinnovabili, in particolar modo correlata alle celle fotovoltaiche.  Pare che il costo delle celle fotovoltaiche in futuro sarà sempre minore grazie alla perovskite, che grazie alla sua particolare struttura cristallina, aumenta del 15% il rendimento delle celle fotovoltaiche.  Le celle solari ibride di questo tipo sono il futuro del settore del fotovoltaico. Le celle fotovoltaiche oggi sono costituite di silicio con costi dei produzione di produzione e vendita elevati, poiché il silicio è un materiale che inizia a scarseggiare. Utilizzando la perovskite, i costi di produzione sarebbero nettamente minori poiché il metodo di fabbricazione viene semplificato grazie al processo che utilizza  basse temperature, oltre ad essere estendibile su larga scala. Se la perovskite fosse davvero in grado di abbassare il costo dell’energia elettrica, questa sarebbe più economica dell’energia derivata dai combustibili fossili. Le conseguenze sono ottime in termini di eco sostenibilità e rispetto del pianeta, cosa che migliorerebbe la vita umana.

Come funziona.

La perovskite è nota da oltre un secolo, ma nessuno aveva avuto l’idea di applicarne le potenzialità alle celle fotovoltaiche. La composizione chimica della perovskite le consente di avere un’impareggiabile capacità di assorbimento della luce del sole. In questo modo, le cariche generate dal pannello, catturando i raggi solari, possono viaggiare per distanza maggiori. Ciò significa che la carica elettrica resta all’interno del pannello per un tempo maggiore, determinando un maggiore accumulo di energia.

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